Conto di base: la nuova tipologia di conto corrente è diretta ad un numero troppo ristretto di cittadini, opportuno un innalzamento della soglia di reddito che ne consente l'uso senza pagamento del bollo.

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COMUNICATO STAMPA ASSO-CONSUM 2 maggio 2012 - A pochi giorni dalla presentazione del Conto di Base, il nuovo prodotto finanziario messo a punto dal Governo per le fasce più deboli della popolazione, Asso-Consum ritiene di dover esprimere alcune considerazioni in merito a questo strumento bancario. Il Conto di Base è stato appunto concepito con l’intento di disporre di un mezzo di inclusione finanziaria per le categorie economicamente svantaggiate, pensionati in primis, tuttavia presenta alcuni evidenti criticità. E’ innanzi tutto necessario ricordare che l’accordo sul Conto di Base ha dato luogo ad una convenzione tra il Ministero dell’Economia, Banca d’Italia, Poste Italiane e ABI (Associazione Bancaria Italiana) ma dalle discussioni sono state escluse sia le Associazioni dei Consumatori che le Associazioni dei Pensionati, che avrebbero invece potuto dare un contributo decisivo. La convenzione è stata studiata con limiti di accesso e altre clausole che sul piano pratico tutelano molto gli istituti di credito e poco gli intestatari del conto. 

Asso-Consum ritiene che il conto stesso, inoltre, sia un prodotto a basso potenziale che non salvaguarda gli interessi dei soggetti interessati: si tratta infatti di uno strumento che offre servizi limitati, non prevede remunerazioni attive e implica delle spese extra per operazioni oltre un certo limite, disattendendo alle raccomandazioni comunitarie favorevoli per i cittadini.
E’ vero, infine, che il Conto di Base non prevede l’imposta di bollo per redditi al di sotto di una certa soglia ma è altrettanto vero che questa stessa soglia è significativamente inferiore al limite di povertà definito dall’Istat nel 2011, pari a 11.909 Euro annui: possono beneficiare dell’esenzione coloro i quali hanno un redito Isee inferiore a 7.500 Euro, mentre per i pensionati che percepiscono meno di 1.500 Euro al mese è prevista solo la gratuità di alcuni servizi.

“Abbiamo l’impressione che, ancora una volta, si stia agendo per proteggere gli interessi delle banche e troppo poco per tutelare i consumatori. Già il fatto che la gratuità del Conto di Base sia prevista per i redditi che non raggiungono neanche la soglia di povertà costituisce un aspetto critico: sarebbe opportuno almeno adeguare i limiti di accesso ai dati Istat, in modo che la categoria dei beneficiari includa un numero maggiore di cittadini” – dichiara Maria Ruggirello, Segretario Generale Asso-Consum.

Crisi: la perdita di potere d'acquisto dei lavoratori è innegabile, necessari interventi immediati per bloccare l'innalzamento dell'Iva e calmierare i prezzi.

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COMUNICATO STAMPA ASSO-CONSUM 24 aprile 2012 - Gli ultimi dati Istat relativi a prezzi e retribuzioni dei lavoratori certificano ciò che Asso-Consum denuncia da tempo, cioè la drammatica perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Secondo le rilevazioni effettuate per il mese di marzo, gli stipendi restano invariati rispetto a febbraio e risultano in crescita solo dell’1,2% su base annua. Si tratta di una percentuale a dir poco esigua: su uno stipendio di 1.200 Euro, ad esempio, corrisponde a poco più di 14 Euro. La cifra relativa alla crescita tendenziale, infatti, risulta essere la più bassa dall'inizio delle serie storiche, quindi da 29 anni a questa parte. Inoltre il dato va incrociato con il tasso di inflazione, che a marzo 2012 ha toccato quota +3,3%. Il divario tra le due percentuali, dunque, raggiunge il 2,1%, cosa che non si verificava dal 1995.

Asso-Consum non si stanca di ripetere che questa situazione è insostenibile per i consumatori: se si considerano infatti l’elevato livello raggiunto dalla tassazione e gli aumenti relativi costi del ‘carrello della spesa’ (+4,6%), è facile capire come i cittadini facciano fatica ad arrivare alla fine del mese. Con i prezzi attuali, anche considerando i prodotti scontati e in offerta, una famiglia tipo di quattro persone si ritrova a spendere almeno 380 Euro al mese – quindi almeno 4.560 Euro annui - soltanto per comprare prodotti alimentari di base, come ortaggi, frutta, latticini, carne, zucchero, pasta, pane e uova.
“Senza un intervento immediato del governo per calmierare i prezzi ed evitare speculazioni, la situazione è destinata a peggiorare dopo l’estate, quando scatterà un ulteriore aumento dell’Iva al 23%: i prezzi dei prodotti alimentari lieviteranno di circa 200 Euro su base annua”. – spiega Daniela Perrotta, Presidente di Asso-Consum.

Salute: i dati drammatici sulle abitudini alimentari italiane sono la conseguenza della perdita di potere d'acquisto dei cittadini. Necessario bloccare l'innalzamento dell'Iva, che farebbe lievitare ulteriormente i prezzi

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COMUNICATO STAMPA ASSO-CONSUM 23 aprile 2012 - Sono dati decisamente allarmanti quelli emersi dal Rapporto OsservaSalute 2011, presentato questa mattina a Roma. Secondo l’indagine, le abitudini degli italiani in materia di alimentazione e attività fisica stanno peggiorando: si registra infatti un calo della quantità di frutta e verdura mediamente consumata dai cittadini, accompagnata da una diminuzione della percentuale di individui che praticano sport. Asso-Consum rileva come tali dati siano con ogni evidenza determinati dalla crisi che strangola un numero sempre maggiore di persone e che ha portato persino alla riduzione dei consumi alimentari, pari a -4,8% nel 2011. Anche se a malincuore, dunque, bisogna ammettere che non si tratta di dati sorprendenti: la diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori, l’elevato livello della tassazione e l’aumento dei costi del ‘carrello della spesa’ (+4,6%) non potevano non avere un impatto drammatico. Asso-Consum ha calcolato che, con i prezzi attuali, una famiglia tipo di quattro persone si ritrova a spendere circa 370 Euro al mese – quindi almeno 4.440 Euro annui - soltanto per comprare prodotti alimentari di base, come ortaggi, frutta, latticini, carne, zucchero, caffè, pasta, pane e uova. 

Il Rapporto, inoltre, documenta un incremento dell’utilizzo di psicofarmaci, che si può considerare come una delle conseguenze ‘morali’ della crisi. In questo quadro, i tagli al settore sanitario che hanno portato al collasso il sistema ospedaliero italiano rischiano di avere un impatto particolarmente grave.
“La crisi sta intaccando persino uno dei pilastri della cultura alimentare italiana, la dieta mediterranea, che nei decenni scorsi ha garantito ai cittadini una buona qualità della vita. Questa situazione, inoltre, peggiorerà dopo l’estate, quando scatterà un ulteriore aumento dell’Iva al 23%: abbiamo calcolato che i prezzi dei prodotti alimentari lieviteranno di circa 200 Euro su base annua. I risultati del Rapporto OsservaSalute sono l’ennesimo campanello d’allarme che dovrebbe indurre il Governo a bloccare almeno questo provvedimento” – spiega Daniela Perrotta, Presidente di Asso-Consum.

Casa: per l'Imu costi medi di oltre 200 Euro annui. In questa situazione i cittadini non possono far fronte anche all'incremento dell'Iva, che provocherà aumenti di carburanti e prodotti alimentari.

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COMUNICATO STAMPA ASSO-CONSUM 17 APRILE 2012 - In queste ore sono state rese note le modalità di pagamento dell’Imu sulla prima casa e Asso-Consum non può non esprimere una forte preoccupazione in merito alle conseguenze che questa tassa avrà sulle tasche degli italiani. Secondo dati recenti, il costo medio dell’Imu per un appartamento di proprietà ad uso abitativo si attesta sui 205 Euro annui, mentre per le seconde case si supera quota 660 Euro. L’imposta, dunque, provocherà una nuova emorragia di liquidi per i cittadini, che pertanto non potranno sostenere l’alto livello raggiunto dai prodotti al consumo e il nuovo aumento dell’Iva previsto per il mese di ottobre. Asso-Consum esorta da tempo il Governo a fare marcia indietro sulla misura che porterà l’Iva al 23%, con un’impennata dei prezzi alimentari il cui volume medio si aggira intorno ai 200 Euro annui. Inoltre è molto probabile che si verificheranno ulteriori aumenti anche sul fronte dei carburanti: se, come appare sempre più probabile, la benzina verde supererà quota 2 Euro al litro, per un pieno di un’utilitaria (circa 50 litri) si arriverà a spendere oltre 100 Euro. 

“E’ chiaro che i consumatori non possono sopportare una simile valanga di aumenti. Ricordiamo che a tutte queste spese si è aggiunta, nelle scorse settimane, la stangata degli aumenti dell’energia elettrica e del gas, che mediamente sfioreranno i 50 Euro annui. La crisi ha spinto le famiglie a ridurre persino i consumi alimentari (che, com’è noto, sono gli ultimi ad essere intaccati nei contesti di difficoltà economica) e questo dato dovrebbe spingere il Governo a fare marcia indietro su alcuni provvedimenti. Chiediamo dunque che almeno il previsto innalzamento dell’Iva venga bloccato” – dichiara Maria Ruggirello, Segretario Generale Asso-Consum.

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